Maratea

Maratea, città della Basilicata affacciata sul mar Tirreno, ha decine di chilometri di scogliera frastagliata dove il mare assume una tonalità turchese meravigliosa.

Dal mare si può già ammirare tutta la bellezza di Maratea grazie alla statua del Cristo Redentore.

Cosa vedere a Maratea

Paesaggi tipicamente mediterranei, fondali profondi e incontaminati, piazzette viottoli e bel vedere, queste le bellezze di Maratea che si dividono tra cinque diverse frazioni.

A Castrocucco sorge il grande castello che porta il suo nome, e infine c’è la frazione di Acquafredda, incastonata in una corona di monti coperti da una fitta pineta, che la isolano dalle zone circostanti. Altro luogo da visitare è sicuramente il porto, antico borgo dei pescatori, molto caratteristico.

Basilica di San Biagio

La piccola chiesa bianca che spicca in cima al quartiere Castello e che fu consacrata tra il VI e il VII secolo, custodisce il tesoro più importante di Maratea: le spoglie di San Biagio Patrono.

Sebbene non vi siano prove del fatto, la gente del posto dichiara che San Biagio sorge sulle fondamenta di un antico tempio di Minerva; quel che è certo, invece, è che la parte più antica è quella del presbiterio e che nelle vicinanze della basilica sono stati ritrovati oggetti antico romani.

Nel 1324 San Biagio era la parrocchia più importante di Maratea e una delle più famose di tutta la Lucania. Recuperata dopo un grave incendio che la danneggiò nel XVII secolo, la chiesa fu completata con l’aggiunta di un campanile in stile bizantino (ma edificato nel 1741); nel 1940 divenne basilica pontificia.

L’esterno è semplice, in stile romanico, mentre l’interno è ricco di decorazioni barocche tra cui spiccano esempi come la Regia Cappella seicentesca, gli altari in marmi policromi, il bassorilievo della Annunciazione e i dipinti di San Biagio. Un bellissimo affresco del quattrocento, la Madonna del Melograno, è tra i pezzi più preziosi della chiesa insieme al fonte battesimale dello stesso periodo.

Castello di Castrocucco

Del castello situato in cima al promontorio che domina frazione Castrocucco, oggi restano solo poche rovine quasi nascoste dalla vegetazione. Ma questo castello, sicuramente antecedente al IX secolo, fu molto importante nel medioevo lucano; la sua posizione strategica sul mare lo rendeva fondamentale sia in termini di difesa militare che di possedimenti feudali.

Abbandonato per circa un secolo, tra il trecento e il quattrocento, venne infine donato come feudo alle famiglie De Rosa prima e Giordano poi, che lo ampliarono nel corso dei secoli successivi. Dal 1664 fu proprietà della famiglia Labanchi che lo detenne fino al XIX secolo, anche se nel settecento lo abbandonò lasciando che cadesse in rovina.

Oggi dal poco che rimane del castello si intuisce però ancora la sua antica grandezza, che aveva attirato sul promontorio anche alcuni contadini, come dimostrano i resti del borgo attiguo al maniero; negli anni Duemila fu aggiunta una bandiera in cima alle rovine che ricorda una delle casate che possedettero il castello nel medioevo.

Centro storico

La parte “bassa” di Maratea è quella che sorge ai piedi del quartiere del castello e sebbene sia comunque in una posizione elevata digradante verso valle viene chiamata “Maratea Inferiore”.

Questo è il cuore storico e antico della città, uno scrigno pieno di bellissimi edifici per lo più religiosi come le chiese di Sant’Anna, Santa Maria Maggiore, l’Immacolata, la Madonna Annunziata, San Francesco de’Poverelli e tante altre.

Fino al 1806 possenti mura medievali dividevano Maratea Superiore (o Castello) e Maratea Inferiore, che di fatto erano due cittadine separate; dopo un pesante attacco dell’esercito francese però le mura crollarono e le due città si riunificarono a causa delle circostanze, ma anche per formare una comunità più forte contro il nemico.

Chiesa dell’Addolorata

Una piccola chiesina di fine seicento (1693) questo edificio neoclassico serviva la confraternita dell’Addolorata, prima alloggiata presso la chiesa di Sant’Anna. Fu decorata con arredi e stucchi commissionati a Napoli nel corso del XVIII secolo e internamente si presenta sobria, elegante e mai eccessiva.

A renderla bella pur nella sua semplicità sono i quadri (Martirio di San Biagio, La Pietà) gli affreschi dell’Addolorata e delle scene del Calvario e gli stucchi che completano l’altare maggiore.

Chiesa dell’Annunziata

La barocca chiesa dell’Annunziata, lungo il corso principale del centro storico, è la “chiesa madre invernale” di Maratea perchè durante la stagione fredda, quando salire nella parte alta è complicato dal maltempo, alcune messe e attività vengono trasferite qui.

Nel XVI secolo entrò in conflitto con la vicina parrocchia di Santa Maria Maggiore perchè voleva emanciparsi e di fatto divenne parrocchia indipendente a inizio seicento e nel 1690 contava già notevoli abbellimenti interni, tra cui ben undici altari!

La bella facciata rossa si completa con l’artistica torre campanaria in pieno stile barocco. Gli interni sono semplici e chiari, appena abbelliti da stucchi barocchi e da quadri settecenteschi tra cui spicca però il cinquecentesco dipinto della Annunciazione, di Simone da Firenze.

Chiesa dell’Immacolata

Costruita nel XIX secolo sulle rovine della più antica chiesa di San Pietro, l’Immacolata è un edificio neoclassico semplice e bianco ricostruito più volte a causa di terremoti nel corso del secolo.

L’ultima riedificazione risale al 1923 ed è dunque una delle chiese più moderne della città. Sono moderni anche gli arredi interni, salvo che per alcune eccezioni: la statua dell’Immacolata (XVIII secolo) e l’abside (quel che rimane della vecchia San Pietro) con l’affresco quattrocentesco dell’Ascensione.

Chiesa della Madonna del Rosario

Costruita nel XVI secolo (precisamente nel 1575) grazie a un “contributo della cittadinanza di Maratea”, la chiesa del Rosario è una spettacolare navata unica finemente lavorata a bassorilievi.

Tra marmi policromi degli altari e statue seicentesche, gli interni mostrano più di cento volti di angeli scolpiti secondo il ricco stile tardo barocco meridionale e ospitano quadri preziosi come San Francesco (1670), l’olio su tavola dei Misteri del Rosario (XVII secolo), la Madonna Addolorata (1730).

La cupola che copre il presbiterio è riccamente affrescata con le immagini dei quattro evangelisti.

Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore

Quella che per la gente di Maratea è semplicemente “la chiesa madre” è un edificio costruito nel 1505 sui resti di una chiesa ben più antica (XIII secolo) che era stata già elevata al rango di parrocchia nel 1434.

Nel corso del XVI secolo la chiesa entrò in disputa con l’Annunziata perché entrambe si contendevano il ruolo di chiesa madre, uno screzio risolto solo per intervento del vescovo. Una volta stabilito che sarebbe stata Santa Maria Maggiore la chiesa più importante, si eseguirono i lavori per renderla bellissima: un presbiterio nuovo, stucchi e decorazioni barocche, la nuova torre campanaria furono aggiunti tutti nel XVIII secolo.

A causa delle ricostruzioni e dei cambiamenti di urbanistica dopo i terremoti del XIX secolo, oggi la chiesa madre mostra il fianco alla piazza, non la facciata; e questo fianco presenta alcune decorazioni pregevoli.

Dentro, tra quadri e statue seicenteschi, spiccano il coro ligneo e i ruderi della antica chiesa di Santa Maria ritrovati sotto il pavimento e visibili tramite lastre di vetro.

Grotta delle Meraviglie

Per visitare la Grotta delle Meraviglie, a Marina di Maratea, bisogna scendere una scalinata che porta a 8 metri di profondità, in una stanzetta di 90 metri quadri appena. Eppure, in così poco spazio si scatena ogni meraviglia della natura: stalattiti e stalagmiti di roccia creano ovunque sculture incredibili, erose continuamente dall’acqua che gocciola e che continuano quindi a cambiar forma.

La grotta fu scoperta nel 1929 durante dei lavori di scavo presso la Statale 18, strada presso cui si trova tutt’ora l’accesso; è l’unica cava naturale della Basilicata e la sua particolarità sono “gli spaghetti”, delle stalattiti di roccia calcarea talmente sottili da sembrare appunto spaghetti o addirittura capelli!

Porto

Il “porto” di Maratea venne chiamato così fin dalla sua costruzione, tra il XVII e il XVIII secolo, anche se per secoli non fu altro che un semplice molo di approdo.

Il porto vero e proprio fu costruito soltanto nel XX secolo, nel 1962, e prevedeva prima un solo molo, quello settentrionale, affiancato da un piccolo approdo turistico. Nel corso degli anni, però, l’approdo turistico divenne talmente frequentato da necessitare un ampliamento che diede al porto la forma moderna, con due braccia di molo ripiegate verso l’interno.

La struttura, molto amata da locali e turisti per le passeggiate romantiche, è sopravvissuta a una devastante mareggiata durata ben sette giorni, nel 1987.

Spiagge

Oltre alla già citata spiaggia della Grotta delle Meraviglie, ovvero Marina di Maratea, sono tanti gli angoli di paradiso che si incontrano lungo i 30 chilometri di litorale tirrenico della Basilicata, e di queste le più belle sono proprio a Maratea.

Basta immaginare una distesa di ghiaia affacciata su un mare cristallino, dal quale si erge uno scoglio su cui nidificano i falchi, ed ecco la spiaggia di Santa Teresa; alla ‘Gnola, lunga linea di sabbia dorata dominata dal castello di Castrocucco, trascorrono giornate meravigliose le famiglie con bambini ma anche i sub, attirati dalle bellezze della “secca” sommersa; Fiumicello Santa Venere è la spiaggia mondana del divertimento.

Perle rare sono l’arenile Rena Carrubba, al quale si accede soltanto in barca; ma anche Acquafredda con la sua pineta, Porticello accessibile da una scalinata immersa nella natura, la Luppa, spiaggia San Pietro. Alcuni tour operator organizzano gite in barca o in canoa per visitare tutte le spiagge in poche ore e in un unico entusiasmante viaggio.

Statua del Cristo Redentore

Simbolo di Maratea da mezzo secolo, la statua bianca del Cristo Redentore posta in cima a Monte San Biagio fu realizzata tra il 1963 e il 1965 dallo scultore Bruno Innocenti.

Il materiale con cui è fatta è un misto resistente di marmo e cemento tenuto in piedi dalla struttura di acciaio incastonata nella roccia del monte, l’altezza che raggiunge la statua è 21,13 metri mentre l’apertura delle braccia è di 19 metri.

Il Cristo Redentore domina tutta la costa ma dà le spalle al mare e si rivolge, invece, frontalmente alla basilica di San Biagio, la chiesa più importante di Maratea.

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Storia di Maratea

Maratea è stata abitata fin dall’età del bronzo e, contrariamente a buona parte della Basilicata e del sud, non venne del tutto colonizzata dai Greci; o meglio, la cultura greca invase anche questa parte di costa, ma le tribù indigene preesistenti continuarono a preservare molte delle proprie tradizioni.

Fu solo con l’arrivo dei Romani, dal III secolo avanti Cristo in poi, che i nobili patrizi presero possesso dei villaggi indigeni per creare, al loro posto, tante ville estive; i Romani promossero anche i commerci via mare, sfruttando le insenature e i porti naturali della zona.

Dopo la caduta dell’impero e il fallimento del dominio bizantino, i continui attacchi da mare costrinsero la popolazione a rifugiarsi sulle colline e sui monti, abbandonando la vita di mare per l’agricoltura e l’allevamento.

Il nome Marathia compare nelle cronache nel secolo XI e indica una fortezza, probabilmente il castello che oggi si trova a Castrocucco; nei secoli successivi, con il favore dei Normanni prima e degli Angioini poi, intorno al castello si sviluppò un centro abitato.

Quando Maratea entrò nel Regno di Napoli, le esigenze commerciali fecero sì che l’abitato si estendesse di nuovo verso il mare creando le località attuali del “Borgo” e di Marina di Maratea.

Questa città fornì da subito valorosi combattenti per la causa della unificazione d’Italia, fin da quando era ancora parte del Regno delle Due Sicilie ed ebbe un ruolo da protagonista durante le battaglie che portarono all’Unità nel 1861.

Da quel momento in poi, però, Maratea fu quasi dimenticata; lo spopolamento, la caduta dell’interesse per le campagne, i ritardi nello sviluppo del commercio in mare portarono a un decadimento che si sarebbe risollevato soltanto dopo la seconda guerra mondiale.

Dagli anni Sessanta in poi, l’abile sfruttamento del turismo balneare riportò ossigeno e popolazione alla città che oggi, anche grazie a numerosi film girati da queste parti, è tornata ad essere una meta di interesse internazionale; si propone anche come una possibile candidata a luogo patrimonio UNESCO per gli anni a venire.


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